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November 05 TUTTA COLPA DI ALFREDO. [liberamente ispirata a La Traviata di G. Verdi]Oggi vi racconto una favola.
C'era una volta una ragazza di nome Violetta Valery che viveva a Parigi nella sua bellissima casa tutta arredata Ikea.
Anche se possedeva una meravigliosa e comodissima poltrona Poang, non trascorreva le serate sbracata a mangiare pommes de terre, ma organizzava balli e feste a cui partecipavano conti, visconti, duchi, duchesse, Silvii e Marrazzi.
Una sera, durante uno di questi party (leggasi: pariii) alcolici a certi livelli, Violetta conosce Alfredo Germont, che pure se l'ha guardata solo due secondi, già si è innamorato follemente.
Dice che vuole andare a vivere in campagna ah-ah ah-ah con le mucche, le anatre e i polli Amadori; lei, che come nella migliore delle tradizioni si ammala pure se esce cinque minuti fuori al balcone se la tira, fa la femmina, dice: "No no, ché stai scherzando??? Vedi che in campagna mi può venire l'allergia al polline!".
Alla fine, però, lei lascia la poltrona Poang a Parigi e si trasferisce in periferia. Lei, lui e Francesco Amadori perchè qualcuno doveva occuparsi dei polli.
Tutto sommato stanno bene: lei prende Zirtec tutti i giorni, lui scrive ispirati testi bucolici per il conte Cherubinis*.
Un bel giorno piomba a casa loro il padre di Alfredo, Giorgio.
Violetta rimane brutta, dice sottovoce ad Alfredo (che gridando sta male): " Vedi tuo padre? Si piazza qua all'improvviso! Manco ad avere la delicatezza di mandare un piccione viaggiatore per avvisare! Mò non lo sai che le orecchiette non bastano per tutti?!?"
Giorgio,però, non teneva proprio il pensiero alle orecchiette!
Quello era andato lì per obbligare Violetta a lasciare Alfredo!
Dovete sapere che la sorella di Alfredo, zitellona, finalmente aveva trovato uno con cui sposarsi; questo qua però, visto che Alfredo faceva la convivenza, diceva a Giorgio: "Papà, epperchè io mi devo sposare per forza e loro invece a fare la bella vita che se si lasciano lei non ha nemmeno diritto agli alimenti?!? Ennò!"
Giorgio, allora, si mette a zecca a Violetta, ne fa una questione d'onore.
Naturalmente quella povera ragazza dice che senza Alfredo si sente nà vela stracciat, ma alla fine decide che è meglio così, tanto prima o poi quello la lasciava per una più giovane e senza cellulite.
Alfredo, che quanto ad acume, sta messo peggio di Daniel Interrantè*, se la prende a morte con Violetta, che intanto è tornata alla sua poltrona Poang e sta facendo i grattini sul braccio ad un certo Barone.
Alfredo per l'occasione diventa Othello, la chiama passeggiatrice, etera e mondana e a sfregio le butta in faccia un borsellino con gli euri spiccioli.
A questo punto il Barone si mette a gridare e dice:"Ma che sono queste sceneggiate napoletane? Méh, prendi la spada e combatti se sei un maschio amaro!"
Quindi prende il guanto di capretto bianco di Calvinclain e lo sbatte in faccia ad Alfredo.
Il duello dura tre ore!
Gli ospiti si scaccolano, c'è chi spacca sedie dietro alle spalle degli altri perchè pensa di trovarsi ad un incontro di wrestling, insomma, finisce che il Barone rimane lievemente ferito. [Non vi preoccupate, una cosa risolvibile con un paio di cerotti.]
Allora chi è che muore, direte voi?
E chi può morire?!?
Violetta! Che nel frattempo si è ammalata di tubercolosi, cimurro, ipertiroidismo, anemia perniciosa ed anche un pò di lardosi (che si era mangiata parecchi ferrero rocher quando aveva ricominciato con il giro delle feste).
Proprio mentre la poveraccia sta per stendere i piedi, il padre di Alfredo gli racconta realmente come stanno le cose, che Violetta si è sacrificata per l'onore della famiglia!
Allora quel rimbambito prende il monopattino e corre al capezzale della sua amata (quella a cui aveva dato della meretrice poche ore prima) e l'abbraccia piangendo e chiedendo perdono.
Pààààààm! E muore Violetta.
La morale è?
Se ti chiami Alfredo non mi salutare nemmeno, per cortesia.
[dedicata a B.]
*Conte famoso per la sua abilità nel recitare filastrocche accompagnato da menestrelli.
*Filosofo e critico d'arte. Comments (2)
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